L O A D I N G

Convertirsi accettando «che tutti siano uno»

Novembre 20, 2016
indovinos

di mons. Mario Delpini

Un po’ per le insistenze della Carla, sua moglie, un po’ per curiosità, un po’ per un desiderio più profondo e troppo a lungo conculcato, Carlo si è unito al gruppo dei devoti, si è recato pellegrino a quel tal santuario e là si è convertito. Nel silenzio impressionante della folla in adorazione ha sentito un’emozione così intensa che non si può descrivere. Da allora si è fatto promotore di pellegrinaggi e di preghiere, di devozioni e penitenze. Il parroco gli ha detto: «Bravo, Carlo! Forse puoi dare una mano anche in parrocchia». Ma il Carlo dice: «Sono così preso con il gruppo di preghiera che non ho neanche il tempo di venire a Messa!». La vita di Eugenio è stata un disastro. Tra vizi e disgrazie si è rovinato la salute e la posizione. Ma le attenzioni e la proposta di un vicino di casa l’hanno salvato. Adesso non manca a una riunione della comunità e – per quanto si dichiari grande peccatore – è diventato zelante e intraprendente. Non si stanca di proporre ad altri di fare come lui. Il parroco gli dice: «Bravo, Eugenio! Forse puoi incaricarti delle letture alla Messa delle 9.30». Ma l’Eugenio dice: «Non posso mancare alla Messa del sabato. Quindi…». Il parroco, grato a Dio per le sue grazie, si domanda però, nella varietà dei molti frammenti edificanti, per che cosa pregava Gesù quando diceva «che tutti siano uno»?

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