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“Ho visto il Signore” La Pasqua ci chiama per nome | Settimanale 5 aprile 2026

C’è un’alba che non assomiglia a nessun’altra. Non per il colore del cielo, né per il canto degli uccelli, ma per ciò che accade nel cuore di chi la attraversa. È l’alba di Pasqua, quella in cui Maria di Magdala resta fuori dal sepolcro, a piangere. Non fugge, resta immobile, inchiodata al suo dolore. Ed è proprio in quella fedeltà fragile e ostinata che qualcosa comincia a cambiare. Il Vangelo di Giovanni (20,11-18) nella Liturgia Ambrosiana della santa Pasqua ci consegna una scena profondamente umana: Maria è disorientata, ferita, incapace di riconoscere ciò che pure ha davanti. Scambia Gesù per il giardiniere. È un errore che ci somiglia. Anche noi, spesso, non riconosciamo la presenza del Risorto nelle pieghe della vita quotidiana, nei volti ordinari, nei passaggi apparentemente insignificanti. Eppure, la svolta avviene con una sola parola: “Maria!”. Il Mistero della Pasqua si rivela nella bellezza di un nome pronunciato con Amore. Il Risorto con semplicità si rivela chiamando per nome. È qui che il cuore si risveglia: la Pasqua non è anzitutto un evento da comprendere, ma una relazione da vivere: è l’esperienza di essere conosciuti, chiamati, amati personalmente.

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Maria riconosce Gesù quando si sente riconosciuta. Questo capovolge ogni logica: non siamo noi a trovare Dio, ma è Lui che ci raggiunge nella nostra ricerca incompleta, nella nostra fede ancora impastata di lacrime. La risurrezione non cancella il dolore, ma lo attraversa e lo trasfigura.

“Non mi trattenere”, dice Gesù. Parole misteriose, quasi spiazzanti. Come a dire: non cercare di possedere ciò che è vivo. L’amore vero non trattiene, ma invia. Maria diventa così la prima annunciatrice: “Ho visto il Signore”. Non porta una teoria, ma la sua esperienza, il suo personale e sconvolgente incontro con Gesù il Vivente.

Il Mistero della Pasqua allora segna questo passaggio anche dentro la nostra vita: dal trattenere al lasciare andare, dal cercare un Dio controllabile al lasciarsi sorprendere da un Dio imprevedibile. È il passaggio dalla notte del non senso alla luce di una presenza che chiama per nome. Pasqua è lasciarsi chiamare per nome, lasciare che Cristo pronunci il tuo nome con una tenerezza che stupisce. Pasqua è lasciarsi travolgere dall’Amore di Dio che non ci aspettavamo, lasciarsi amare e, dentro questo fiume in piena, vedere sciogliersi ogni aridità del cuore, ogni deserto. È proprio lì, dove pensavamo non potesse più nascere nulla, che la vita rifiorisce.

In un tempo in cui tutto sembra chiedere prove e certezze immediate, il Vangelo ci invita a sostare, come Maria di Magdala, anche nel vuoto e nella confusione. Perché è proprio lì che il Risorto si avvicina, spesso sotto le spoglie di un “giardiniere”, e pronuncia il nostro nome. E allora la Pasqua diventa rigenerazione: ritorno alla capacità di amare, non per forza di volontà, ma per Grazia. Ritorno a una pienezza che non costruiamo noi, ma che ci viene incontro.

A tutta la nostra comunità, a ciascun parrocchiano, giunga un augurio che nasce dalla bellezza di questo Vangelo: a chi porta il peso del lavoro o affronta la fatica di non averlo; a chi cerca un senso e ancora non lo trova; a chi si sente imprigionato nelle proprie paure, nelle proprie chiusure, nelle catene sottili del proprio Io. La Pasqua non passa accanto a queste ferite, ma le attraversa con delicatezza, aprendo spiragli dove sembrava esserci solo oscurità.

Un pensiero speciale va anche a tutti i cristiani che, in questo Triduo, non potranno vivere serenamente la liturgia pasquale perché incombono le bombe, la guerra, la violenza: possano sentire la nostra vicinanza e comunione in Cristo, che è sempre luce e speranza anche nei giorni più bui.

E un pensiero particolare alla nostra comunità cristiana di San Dionigi: che possa lasciarsi illuminare dalla luce mite e tenace della Pasqua, ritrovando ogni giorno freschezza e gioia nel vivere l’annuncio del Risorto, cuore vivo della missione della Chiesa. Come ricordava Sant’Agostino: “La Chiesa è chiamata a portare la luce di Cristo nel mondo: non solo per sé, ma perché ogni anima conosca l’amore del Signore. Dove il Vangelo viene seminato con fede e gioia, lì fiorisce la vita eterna.”

Questa è la nostra chiamata battesimale, la fede del resto ricomincia così: non da ciò che comprendiamo, ma da Colui che ci chiama. Non da ciò che possediamo, ma da ciò che ci mette in cammino. Pasqua è lasciarsi chiamare e avere il coraggio di rispondere.

Il vostro parroco,
don Giovanni

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