Skip to content Skip to footer

Cristo Re dell’Universo | Settimanale 9 dicembre 2025

La solennità di Cristo Re dell’Universo giunge a sigillo dell’anno liturgico, quasi come il punto di approdo di un percorso che ha educato lo sguardo e il cuore dei credenti a riconoscere la presenza del Signore in tutte le stagioni della vita.

Non è soltanto una festa “finale”, ma il compimento di un cammino: l’Incarnazione celebrata a Natale, il Mistero pasquale vissuto nella Settimana Santa, il soffio dello Spirito a Pentecoste, le domeniche “del Tempo dopo Pentecoste” che ci hanno accompagnato nella vita ordinaria della fede. Tutto converge verso questa proclamazione: Cristo è il Signore della storia e del tempo, il Re che regna non dominando ma servendo, amando, donando.

–> Scarica il settimanale <–

L’Anno Liturgico come cammino educativo: sappiamo bene come il nostro Arcivescovo Mario Delpini ha più volte ricordato che l’anno liturgico non è un calendario di ricorrenze da “ricordare”, ma un itinerario vivo da percorrere con docilità e responsabilità: “La liturgia non ripete, forma. Non celebra semplicemente ciò che è accaduto, ma educa a riconoscere ciò che il Signore compie ora, nella storia e nella vita di ciascuno.”

Questo tempo, allora, non si chiude: matura e trasforma. È come un seme che ha attraversato le stagioni per giungere ora alla raccolta dei frutti. Il mio professore di Liturgia don Claudio Magnoli, nel riflettere sulla dinamica dell’anno liturgico, osservava: “Il succedersi delle domeniche, dei tempi e delle feste non è un cerchio che si ripete, ma una spirale: ritorniamo agli stessi misteri, ma ad un livello più profondo, perché la grazia del Signore ci ha trasformati un po’ di più.” Cristo Re, allora, non è solo la conclusione del cammino, ma anche l’inizio di un nuovo modo di stare nella vita: nella consapevolezza che tutto converge in Lui e da Lui riceve significato.

Il Vangelo ambrosiano di questa Domenica: Mt 25,31-46. La liturgia ambrosiana propone, in questa solennità, il grande affresco del giudizio finale, dove il Figlio dell’uomo – il Re-Pastore – separa le pecore dalle capre. Non un racconto che vuole intimorire, ma un testo che svela il criterio ultimo dell’esistenza: il modo in cui abbiamo amato. “Avevo fame… avevo sete… ero forestiero… nudo… malato… in carcere…” Il Re che giudica è lo stesso che si presenta nascosto nel volto degli ultimi. La regalità di Cristo non è troneggiare sopra i popoli, ma abitare la fragilità degli uomini, fino a identificarsi con essa.

Questa pagina è scelta dalla liturgia ambrosiana proprio perché riassume tutto l’anno liturgico: abbiamo contemplato Cristo nella gloria (festività e solennità), l’abbiamo visto umile e servo (Natale, Pasqua, lavanda dei piedi), ora lo riconosciamo nascosto nei fratelli, soprattutto nei piccoli. Qui avviene la sintesi: Gesù è Re perché ama fino al nascondimento.

Il Vangelo di questa Domenica non ci chiede uno sforzo eroico o moralistico. Non è una lista di doveri da vivere. È un invito a capire dove sta Cristo oggi, dove si rivela con maggiore intensità; il Vangelo non ci giudica: ci rivela. Ci mostra dove posa realmente il nostro cuore, quale immagine di Dio abbiamo coltivato. Il Re della pericope evangelica non separa per punire, ma per far emergere la verità: dove hai messo la tua vita? Dove si è giocato il tuo amore?

Il focus di questa pagina evangelica che la liturgia questa domenica ci consegna non è la presentazione di opere caritative, anche se di fatto questo brano ha ispirato nella vita del cristianesimo opere incarnate di bene e di misericordia. La questione di fondo non è “fare delle opere di carità”, ma imparare a riconoscere Cristo. Se non Lo riconosci nei sacramenti, nella preghiera, nella sua Parola, come farai a riconoscerlo nel povero, negli ultimi, sul volto di uomini e donne discriminati dalla “cultura dello scarto”? Ecco allora che l’anno liturgico è proprio questa scuola: vedere Cristo nella sua Parola, nel pane vivo dell’Eucarestia, nella comunità Ecclesiale. Per riconoscerlo ora nella carne fragile degli uomini e delle donne del nostro tempo.

Perché la liturgia ambrosiana sceglie proprio questo Vangelo nell’ultima Domenica dell’Anno Liturgico? Perché Cristo Re si rivela nel giudizio dell’amore.

Cari Parrocchiani, la liturgia ci accompagna fin qui nella chiusura dell’anno liturgico per dirci: il senso della fede non è imparare pedissequamente uno schema dottrinale: è innanzitutto un incontro con Cristo. Il vertice dell’anno liturgico non è una festa in più, un momento celebrativo, quanto piuttosto un modo di vivere secondo il cuore di Cristo. La gloria di Cristo non è appariscente e scintillante: è compassione umile, che si fa tenerezza vicina. Celebrare Cristo Re significa dire che il nostro tempo non è abbandonato al caos, ma custodito da Dio, Signore della storia che non domina, ma accompagna

L’anno liturgico non si chiude: riparte nel vivo della nostra vita quotidiana. E noi, ripartiamo sapendo dove guardare: nel volto degli ultimi, perché lì Cristo si fa presente.

Il vostro parroco, don Giovanni.

Leave a comment