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Ognuno è speciale: la vacanza 2026 in montagna con i ragazzi delle medie

Zaino in spalla, scarponi ai piedi e un pizzico di sana incoscienza. Così è iniziata quest’anno la nostra avventura in montagna con il gruppo PreAdo della Comunità. Ma questa volta, mentre camminavamo lungo i sentieri, non eravamo soli: c’era anche il profumo di resina e il suono dei nostri passi sulla ghiaia, ma soprattutto c’era Emmet.

Sì, proprio lui, il protagonista di The Lego Movie: quel piccolo omino giallo che si crede il “tipo comune” per eccellenza, uno tra tanti, senza nulla che lo faccia risaltare tra gli altri milioni di mattoncini della città. Segue le istruzioni alla lettera, si affida al manuale per trovare la felicità, convinto che l’unico modo per fare bene qualcosa sia copiare esattamente ciò che hanno già fatto gli altri prima di lui.

Abbiamo scelto questa storia come tema della settimana perché, dietro quella trama semplice e colorata, si nasconde una domanda che tocca tutti noi, grandi e piccoli: siamo davvero persone comuni, o è solo un’illusione?

Il manuale non basta

Abbiamo capito che, proprio come Emmet, anche noi a volte ci sentiamo obbligati a seguire un certo modello per sentirci “a posto”: bravi a scuola come quel compagno, simpatici come quell’altro, forti in uno sport solo perché è di moda.

Ci confrontiamo con standard che non ci appartengono, e alla fine ci sentiamo sempre un po’ fuori posto, un po’ “comuni”, insomma.  Ma la vera sorpresa del film è che quel “tipo comune” in realtà non esiste. Non esiste per Emmet, e non esiste per nessuno di noi.

Ognuno di noi porta con sé caratteristiche, talenti e sensibilità uniche, che diventano preziose quando vengono messe al servizio degli altri, della comunità, del gruppo.  Durante le passeggiate, i giochi serali e i momenti di condivisione, abbiamo cercato di far emergere proprio questo: non c’è bisogno di imitare un modello per sentirsi all’altezza. È fondamentale, invece, scoprire cosa possiamo offrire e avere il coraggio di metterlo in gioco.

Imitare Cristo, non fotocopiarlo

Da qui, il passaggio alla vita cristiana è stato rapido, ma non scontato. Seguire Gesù non significa diventare tutti uguali, ripetere gesti identici o usare, per così dire, le stesse “istruzioni Lego”.

La vita cristiana è un’imitazione di Cristo, certo, ma un’imitazione che si esprime sempre attraverso la propria unicità.  Ogni santo, in fondo, ha vissuto il Vangelo in modo diverso: c’è chi lo ha fatto con le parole, chi con il silenzio, chi dedicandosi alla cura dei malati, chi attraverso lo studio.

Nessuno di loro ha semplicemente seguito un manuale. Ognuno ha permesso che il proprio modo di essere diventasse il luogo in cui Cristo si manifestava.  Forse, questo è il messaggio più bello di questa settimana: non è necessario inseguire un modello perfetto e uguale per tutti. È importante scoprire, giorno dopo giorno, chi siamo davvero, per metterlo al servizio degli altri, proprio come Emmet ha imparato a fare, e come ogni cristiano è chiamato a fare, ciascuno con il proprio mattoncino.

Una settimana da ricordare

Tra partite di calcio all’ultimo tiro, buon cibo e lunghe camminate, abbiamo vissuto giorni di autentica amicizia, fatica condivisa e piccole scoperte su noi stessi.

Non tutto è andato liscio come nei film: ci sono stati momenti di stanchezza, qualche discussione e il classico “non ce la faccio più” a metà salita. Ma è proprio in quei frangenti che è emerso quanto ognuno, con il proprio carattere, sia stato prezioso per il gruppo: chi con una battuta, chi con la pazienza, chi semplicemente stando vicino a chi faticava di più.

Alla fine della settimana, osservando i ragazzi scendere dal pullman, più abbronzati, più stanchi e forse un po’ più consapevoli, viene spontaneo pensare che il vero capolavoro non sia una costruzione di mattoncini perfetta, ma qualcosa di molto più semplice e autentico: un gruppo di ragazzi che ha imparato, passo dopo passo, che nessuno è “un tipo comune” e che ognuno di noi è davvero “speciale”.

Don Gioele

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