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La vita è un cammino da percorrere insieme: il racconto della settimana elementari 2026

Sette giorni di cammino, di risate, di salite affrontate insieme e di giochi vissuti fino all’ultimo minuto. Ma, soprattutto, sette giorni per riscoprire una verità semplice e preziosa: la vita è davvero un cammino che vale la pena percorrere insieme.

Si è conclusa così la vacanza estiva delle elementari, che quest’anno ha avuto come filo conduttore una bellissima frase di Papa Leone: «La vita è un cammino che impariamo a percorrere insieme». Non uno slogan, ma una provocazione che ha accompagnato ogni giornata, dalle passeggiate in montagna ai momenti di gioco, fino alle riflessioni condivise nell’assemblea conclusiva.

Divisi per fasce d’età, i ragazzi hanno provato a raccontare ciò che questa settimana aveva lasciato nel loro cuore. E le loro parole, ancora una volta, hanno saputo andare dritte all’essenziale.

I più piccoli, dalla prima alla terza elementare, hanno scoperto che nel gruppo tutto diventa più bello e che aiutarsi è una strada a doppio senso: fa stare bene chi riceve, ma rende felice anche chi dona. Tra le riflessioni più significative ne è emersa una che ha colpito tutti: «Ci si sente soli soprattutto quando si litiga». Don Andrea ha ripreso proprio questa intuizione, ricordando come si possa essere perfino in uno stadio pieno di persone e sentirsi comunque soli, invisibili, non voluti bene. Forse anche per questo, durante le camminate, i bambini hanno imparato a guardarsi attorno e a non lasciare indietro nessuno.

I ragazzi di quarta elementare hanno invece riflettuto sul valore dei propri talenti. Aiutare qualcuno significa mettere a disposizione ciò che si sa fare meglio, proprio come accade lungo un sentiero quando chi è più sicuro tende la mano a chi fatica di più. Certo, esiste sempre la tentazione di mettersi in mostra, ma l’esperienza di sentirsi accolti e sostenuti quando si è in difficoltà ha aiutato molti di loro a comprendere che i doni ricevuti acquistano valore soltanto quando vengono condivisi. Imparare a guardare la fatica dell’altro ha portato tanti ragazzi a fare il primo passo, regalando un sorriso, una parola di incoraggiamento o semplicemente la propria compagnia a chi rischiava di restare ai margini.

I ragazzi di quinta, infine, hanno affrontato temi ancora più profondi: il desiderio di sentirsi preferiti, il bisogno dello sguardo degli amici e della famiglia, il dolore dell’esclusione. Si sono accorti di come una piccola esclusione possa facilmente trasformarsi in gelosia e alimentare un circolo vizioso che non rende felice nessuno. Molto bella anche la riflessione sulla condivisione: per chi è figlio unico, imparare a dividere spazi, tempi e oggetti non è scontato, ma proprio per questo la vita comunitaria diventa una palestra preziosa. La sintesi del loro percorso è arrivata spontaneamente: «L’unione fa la forza. Da soli si può anche andare avanti, ma non si cammina mai come quando qualcuno cammina con noi.»

A concludere l’assemblea è stato don Andrea, che ha aiutato tutti a rileggere quanto vissuto alla luce del Vangelo della chiamata dei primi discepoli. Ha ricordato ai ragazzi che questa settimana non nasce dal caso, ma appartiene a una storia più grande: quella della nostra comunità, dell’oratorio, del catechismo, delle partite giocate insieme e delle domeniche trascorse in parrocchia.

«La nostra amicizia, la nostra compagnia nasce da una chiamata. Gesù non ci è apparso direttamente per iscriverci alla vacanza, ma ha usato la voce di un papà, di una mamma, di un nonno o di un amico che ci ha invitati. Tutto quello che abbiamo vissuto – le gioie, le fatiche, i litigi e le paci fatte – ha un’unica origine e un unico punto di ripartenza: Gesù. Non dimentichiamo l’origine di questa bellezza.»

Forse è proprio questa la lezione più grande che ci portiamo a casa. Una settimana come questa non sarebbe possibile senza il sì di tante persone che, spesso nel silenzio, scelgono di mettersi a servizio degli altri. Ciascuno ha donato qualcosa di sé perché gli altri potessero vivere giorni belli e ricchi di significato.

Anche questo è un modo concreto di camminare insieme. È la gioia del servizio che nasce dalla consapevolezza che il bene condiviso rende più felice chi lo riceve e, ancora di più, chi lo dona. È così che una vacanza diventa un’esperienza di comunità e continua a parlare anche quando gli zaini sono ormai tornati a casa.

Federico Rossi

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