A volte la vita di una comunità passa da momenti scomposti, rumorosi, perfino imbarazzanti.
Come la Messa di domenica scorsa durante il nostro weekend a Pietra Ligure: bambini che urlavano, che non stavano fermi, che non ne volevano sapere di seguire. Il desiderio sincero di vivere un momento grande che si scontrava con la realtà concreta, fatta di stanchezza, distrazioni, limiti.
Vorrei partire da questo piccolo episodio per raccontare cosa sono stati questi due giorni.
Avremmo potuto arrabbiarci gli uni con gli altri. Fare il processo ai figli “casinisti” e ai genitori che non sono riusciti a tenerli. Commentare sottovoce. Lasciare che un disagio diventasse distanza.
Oppure.
Oppure potevamo affrontare la questione. Non facendo finta di niente. Non liquidando tutto con un sorriso di circostanza. Ma parlandone subito. Aiutandoci. Chiedendoci come migliorare come genitori. Come rendere la Messa non un dovere da “portare a termine”, ma un’esperienza vera per noi e per i nostri figli. Non perfetta. Vera.
Ecco. È questo che proviamo a fare ormai da qualche anno: prendere sul serio quello che accade, anche quando è faticoso, e leggerlo insieme alla luce del Signore.
Se qualcuno ci avesse osservati passeggiare per Pietra Ligure in quel weekend di febbraio — famiglie diverse, storie diverse, bambini piccoli tra 0 e 10 anni, passeggini, corse sulla spiaggia d’inverno — forse avrebbe pensato che c’entriamo poco gli uni con gli altri.
E invece quello che ci accade è esattamente ciò che canta una canzone che amiamo: “Tu da mille strade ci raduni in unità”.
Stare insieme non è automatico. Si impara.
Si impara a disarmare le parole quando diventano dure.
Ad appianare le divisioni prima che si trasformino in muri.
A crescere insieme i figli, condividendo fatiche e domande.
A riconoscere i segni del Signore nelle nostre vite concrete.
Ad accogliere le fragilità degli altri senza scandalizzarci.
Il mare d’inverno davanti a noi, con un clima quasi primaverile, faceva più rumore delle nostre voci. Ci è sembrato davvero un segno della gratuità di Dio, che ci regalava quella bellezza. Il tempo è parso rallentare, quasi a concederci uno spazio più largo per ascoltare, per parlare, per goderci la gioia semplice dei nostri figli.
In questo clima abbiamo guardato alcuni spezzoni di The Chosen, una serie TV che ripercorre la storia di Gesù. Ci siamo fermati su Simon Pietro: uomo contraddittorio, impulsivo, capace di slanci e di paure, non sempre all’altezza. Eppure chiamato. Eppure capace di dire sì. Non perché migliore degli altri, ma perché disposto a lasciarsi rialzare.
E poi Maddalena. Quando dice a Gesù: “Non sono all’altezza delle tue aspettative su di me”. Una frase che somiglia ai nostri pensieri più nascosti. Non sentirsi sufficienti. Non sentirsi pronti. Non sentirsi degni. E la risposta di Gesù che non chiede prestazioni, non chiede dimostrazioni, ma chiede — e accoglie — il cuore.
In questo fine settimana abbiamo capito, ancora una volta, che il nostro sì non nasce dalla perfezione, ma dalla fede. Non dalla forza, ma dall’affidarci.
Come Pietro. Come Maddalena. Con le nostre miserie.
E abbiamo fatto esperienza che dire quel sì insieme, dentro un’amicizia fraterna, lo rende più possibile.