C’è un’immagine che ci portiamo a casa dopo la mattina trascorsa a Milano con i nostri ragazzi di quinta elementare, i loro genitori e le catechiste: quella di una matita. Ma non una matita qualunque. È la “matita di Dio”, come amava definirsi Madre Teresa, quella che suor Albina ci ha descritto con la vivacità di chi, quella grafite, l’ha vista consumarsi giorno dopo giorno nel servizio.
Siamo andati a trovare le Missionarie della Carità in una mattina di pioggia, di quelle che a volte spingono a dire: “Restiamo a casa, siamo in pochi”. Ma la fede, ci ha ricordato suor Albina accogliendoci, richiede sacrificio: “Il Signore vuole essere cercato, non ci dice di stare a letto a dormire”. E la ricerca dei nostri 58 ragazzi, rappresentati da un piccolo ma significativo gruppo, ha trovato una risposta carica di luce.
La Sete che muove il mondo
Suor Albina ci ha aperto il cuore sulla sua vocazione, nata non da un progetto a tavolino, ma da un incontro. Ci ha raccontato di quella “Sete” di Gesù che Madre Teresa aveva impresso su ogni parete delle sue case. “Non era solo sete d’acqua”, ha spiegato ai ragazzi con una semplicità disarmante, “era sete di anime, sete di amore”.
È stato toccante ascoltare il racconto del suo primo incontro con la Santa di Calcutta a San Siro, nel 1976. Suor Albina era una ragazza come tante, non pensava di farsi suora, eppure quella donna minuta che parlava di accogliere ogni bambino come un dono l’ha scossa nel profondo. “Ho capito che o dicevo sì e sarei stata felice, o avrei fallito la vita”. Un aut-aut che ha colpito molto anche i genitori presenti: la radicalità del Vangelo che non ammette mezze misure.
Una mensa che sa di casa
Mentre sedevamo in quel salone che ogni giorno accoglie fino a 120 persone per la cena, la testimonianza si è fatta concreta. Suor Albina ci ha descritto la quotidianità della loro casa: la sveglia alle 4:40, la preghiera che precede ogni azione (“se non preghi non vedi il povero”, ci ha ammonito), e poi il lavoro in cucina, le visite ai carcerati, l’accoglienza delle mamme in difficoltà.
Ci ha ricordato che la povertà non è solo non avere un piatto di riso. La povertà più dura, quella dei nostri paesi ricchi, è l’indifferenza. È sentirsi soli anche in una bella casa. Per questo le suore escono a due a due, recitando il Rosario per le strade, per tenere gli occhi aperti e non rischiare di calpestare, senza vederlo, un “Cristo moribondo” sul marciapiede.
Un mandato per la Cresima
Ai nostri ragazzi, che tra pochi mesi riceveranno il dono dello Spirito Santo, suor Albina ha lasciato un testamento prezioso: “Gesù è l’amico che non tradisce mai. Quando fate la Comunione, parlate con Lui. Non si litiga mai con Gesù, Lui è sempre pronto ad aiutarvi, a scuola come a casa”.
Siamo usciti da quell’incontro un po’ più consapevoli che la fede non è una teoria, ma una “lettera d’amore” che Dio scrive all’umanità usando strumenti fragili come noi. Un grazie speciale va a suor Albina per il suo sorriso e per averci ricordato che, anche quando Gesù sembra non farsi sentire, Lui sta operando attraverso le nostre mani.
Ora il testimone passa ai nostri ragazzi e ai giovani diciottenni che, un sabato al mese, continuano questa staffetta di carità tra i tavoli di quel salone. Perché, come abbiamo cantato insieme, camminare con il Signore significa non avere più paura di nulla.
don Andrea