Una libertà che nasce dalla verità
Esiste una libertà che non si vede, ma è possibile riconoscere. Non fa rumore, non è appariscente, non si impone a tutti i costi. È la libertà di chi non deve più dimostrare nulla, perché ha trovato dove dimorare. Il Vangelo di questa terza Domenica di Quaresima Ambrosiana ci conduce dentro una tensione profonda. Gesù parla a persone che si considerano libere, eppure dentro di loro c’è una forma sottile di schiavitù, quella che si insinua subdola nel cuore quando si perde il contatto con la verità di se stessi e la Verità di Dio. «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi».
La libertà, per Gesù, non è un punto di partenza. È un approdo, in realtà è la meta a cui il Vangelo stesso vuole condurci nella nostra esistenza di credenti. Nasce da un rimanere, da un abitare, da un lasciarsi generare dalla verità. Per questo il Vangelo richiama la figura di Abramo, non solo come patriarca d’Israele, ma soprattutto come immagine dell’uomo che cammina lungo un percorso di autentica libertà. «Se siete figli di Abramo, fate le opere di Abramo». Non basta appartenere a una storia, non basta neppure un legame genetico. Occorre entrare nello stesso movimento interiore.
Abramo: la libertà di chi si fida
Abramo è libero perché non trattiene la sua vita come un possesso. La riceve come una promessa. La sua libertà comincia quando accetta di lasciare ciò che gli è familiare. Non perché disprezzi la sua terra, ma perché si fida di una voce che lo chiama oltre. In quel gesto, che dall’esterno potrebbe sembrare perdita, accade invece una nascita. Abramo non perde sé stesso. Diventa sé stesso. L’incontro vero con Dio ci conduce sempre a questo approdo stupendo.
Ogni libertà autentica passa attraverso questo passaggio. Non si tratta anzitutto di liberarsi da qualcosa, ma di consegnarsi a qualcuno. La libertà interiore non coincide con l’assenza di legami, ma con la scoperta del legame vero della Presenza di Dio che non imprigiona, perché fa vivere in pienezza.
La libertà interiore di Gesù
Gesù vive questa libertà in modo pieno e testimonia la bellezza di questa libertà interiore. In tutto il dialogo del Vangelo appare interiormente non trattenuto. Non è aggressivo e neppure si difende. Non cerca il consenso, ma non lo rifiuta. Non è guidato dal bisogno di essere riconosciuto, ma dalla fedeltà a ciò che ha visto presso il Padre. La sua parola nasce dalla relazione e dalla comunione con il Padre.
Questa è la sua libertà: appartenere alla relazione con il Padre. Qui c’è il segreto anche della nostra libertà interiore.
Le false libertà che imprigionano il cuore
Infatti c’è una schiavitù che nasce quando il cuore si disperde in molte appartenenze fragili. Quando il valore di sé dipende dallo sguardo degli altri, dal successo, dall’approvazione, dal bisogno di stare sempre al centro della situazione, dal timore di perdere ciò che si possiede. Allora anche le scelte più libere in apparenza portano dentro una forma di costrizione invisibile, che alla fine pesa come un macigno insopportabile.
La libertà interiore che nessuno può togliere
Si può essere circondati da possibilità e restare interiormente bloccati. Si possono dire molte parole senza riuscire a dire la verità di sé. Si può “stare a galla” cercando di salvarsi, senza mai vivere davvero.
Il coraggio della verità
Gesù ci indica una via, che vogliamo accogliere da discepoli autentici. Propone un cammino di verità, che ci porta al coraggio di non presumere di essere qualcosa che non siamo davvero. Non presumere di essere già arrivati quando abbiamo invece bisogno di stare ancora in cammino, dietro a Lui, il Signore della nostra vita.
Il Vangelo ci chiede con umiltà di togliere le maschere che indossiamo, magari senza nemmeno più rendercene conto, tanto ci si sono attaccate addosso.
La libertà nasce quando smettiamo di difendere un’immagine e accettiamo di abitare la nostra realtà davanti a Dio. Quando non abbiamo più bisogno di nasconderci, né di giustificarci continuamente.
La Quaresima: un tempo per ritrovare la libertà
Per questo la Quaresima è un tempo favorevole. Si tratta di un invito a non aggiungere pesi ma a togliere ciò che appesantisce e ci rende meno autentici. Il Vangelo non vuole restringere la vita, ma desidera restituirla alla sua essenzialità e alla sua autenticità.
Molte delle nostre inquietudini nascono da immagini di Dio che non liberano. Ma il Dio che Gesù rivela non imprigiona. Genera e non umilia. Rialza e non trattiene nel passato, apre sempre a un futuro carico di libertà.
Solo quando il volto di Dio diventa affidabile, anche il cuore umano trova riposo. E nel riposo scopre la libertà.
Una libertà che nessuno può togliere
La libertà interiore non allontana dalla realtà. Permette di abitarla senza esserne posseduti. Abramo ha camminato senza sapere dove sarebbe arrivato. Gesù ha attraversato il rifiuto senza smarrire la comunione con il Padre. Entrambi mostrano che la libertà consiste nel sapere a chi affidarsi.
Cari Parrocchiani, questa è la libertà che nessuno può togliere. Non perché sia fragile, ma perché non dipende dalle circostanze. Vive in uno spazio più profondo, dove l’uomo non è più definito da ciò che accade, ma da ciò che accoglie.
Le opere di Abramo continuano ogni volta che qualcuno accetta di fidarsi. Ogni volta che si lascia una paura per seguire una promessa. Ogni volta che si sceglie la verità invece della difesa. La libertà, allora, non è più un ideale lontano. Diventa una forma concreta di esistenza: silenziosa, ma reale. Fragile, ma invincibile.
Il discernimento: esercizio concreto della libertà
Ma questa libertà non rimane un sentimento indistinto. Chiede di diventare un esercizio. Chiede di prendere forma nelle scelte. È qui che il discernimento si rivela non come un’aggiunta secondaria, ma come uno degli atti più concreti della libertà interiore. Discernere significa non lasciarsi semplicemente trascinare da ciò che si prova, ma fermarsi abbastanza a lungo da riconoscere ciò che accade dentro di sé. Non per reprimere, ma per illuminare. Non per negare il movimento del cuore, ma per comprenderne la direzione.
Il discernimento è un atto di responsabilità. L’intelletto offre una luce, ma la volontà rimane libera. Ed è proprio in questo spazio che la persona diventa veramente adulta: quando sceglie consapevolmente a quale voce affidarsi. Discernere non significa scoprire un destino già scritto, ma abitare la relazione con Dio come figli liberi. Dio non si impone, ma chiama. E ogni volta che l’uomo sceglie nella verità, la sua libertà si rafforza.
Così la libertà interiore diventa un cammino concreto. Si costruisce nel tempo, scelta dopo scelta. E proprio nell’esercizio quotidiano del discernimento, l’uomo scopre che la libertà non è semplicemente qualcosa che possiede, ma qualcosa che diventa.
Il vostro parroco,
don Giovanni