L’icona della Vergine Immacolata, accolta nell’oratorio nel dicembre 2022, è diventata una presenza viva che invita alla preghiera e interroga il senso dell’impegno educativo. Maria, modello di “verginità feconda”, insegna un amore che non possiede ma libera.
La solennità della Divina Incarnazione del dicembre 2022 ha portato tra le mura del nostro oratorio un dono prezioso che ha trovato casa nella nicchia presso la vecchia porta del bar sotto la tettoia.
L’icona della Vergine in trono, Maria Vergine senza macchia, non è più solo un progetto o una promessa, ma una presenza viva che accoglie chiunque attraversi i nostri spazi.
Realizzata secondo le antiche tecniche iconografiche da una nonna della nostra comunità, quest’opera non è un semplice quadro ma un segno che invita alla sosta e alla preghiera, ricordandoci che ogni nostra attività nasce e cresce sotto la benedizione della Madre.
La presenza di questa immagine in un punto così centrale della vita oratoriana ci interpella profondamente sul senso del nostro impegno educativo e sulla natura stessa dell’amore cristiano.
La liturgia ambrosiana ci parla della “verginità feconda” di Maria, un’espressione che racchiude il segreto di ogni relazione autentica e che oggi brilla nel cuore del nostro oratorio.
La verginità di cui Maria è modello rappresenta un atteggiamento interiore di totale assenza di possesso verso l’altro, una lezione quanto mai attuale per noi adulti.
A volte, nel rapporto con i figli, con i ragazzi del catechismo o con i giovani atleti, scivoliamo verso una forma sottile di proprietà, considerandoli quasi dei trofei che servono a confermare la nostra bravura o il valore del tempo gratuito che offriamo.
L’amore vero, invece, richiede questo spirito verginale che rispetta l’alterità e non schiaccia l’altro sotto il peso del proprio io.
L’icona che ora veglia sui nostri passaggi ci ricorda quotidianamente che lo scopo dell’oratorio e di ogni iniziativa sportiva non è quello di offrire un rifugio isolato dalle complessità del mondo.
Educare non significa semplicemente fornire regole o nozioni, ma vivere un continuo e fecondo distacco che somiglia a un parto prolungato.
Come Maria ha generato l’Autore della vita per donarlo al mondo, così noi siamo chiamati a far scoprire ai nostri ragazzi che in loro c’è già tutto ciò che serve per affrontare la vita.
Accompagnati da adulti ed educatori possono imparare a camminare con le proprie gambe e a restare saldi nelle tempeste della vita.
Guardando a Maria in quella nicchia, chiediamo la Grazia di essere educatori capaci di lanciare i giovani verso il loro futuro, accettando la fatica della loro crescita come il segno più alto della nostra missione.
Quell’immagine rimane lì a ricordarci che l’oratorio non è un posto dove trattenere le persone, ma il luogo dove si impara la libertà dell’andare, accompagnati dallo sguardo di chi ha saputo amare senza mai possedere.
Don Andrea Plumari