Skip to content Skip to footer

Le Missionarie della Carità e la sete di Dio

Dal mese di settembre alcuni ragazzi del gruppo 18-19enni hanno accolto l’invito a partecipare a un gesto di carità nel quartiere Baggio, dalle Missionarie della Carità, l’ordine fondato da Santa Madre Teresa di Calcutta.

Si tratta di un gesto molto semplice a cui partecipano 4 o 5 ragazzi, che si alternano ogni mese, insieme ad altri volontari.

Cosa si fa dalle Missionarie della Carità?

Si inizia alle ore 16:00 con l’aiuto alla preparazione della mensa e, se c’è bisogno in cucina, anche della cena, per circa 70 ospiti. Dopodiché si recita il Rosario con alcuni degli ospiti, si distribuisce il cibo ai tavoli e alla fine si riordina e si pulisce tutto, per le 19:30 è tutto concluso. È un gesto molto semplice ma grande perché ci consente di uscire dai nostri ambienti abituali ed entrare nella casa di chi non ha casa.

Gli ospiti

Molti degli ospiti non hanno una dimora stabile, oppure se ce l’hanno, non hanno quella dignità che merita un focolare domestico.

Tanti di loro, oltre al disagio economico, vivono una solitudine estrema che pare essere il vero disagio, così che, come ci raccontano le suore, anche il pranzo della domenica per molti di loro diventa la possibilità di vivere quella familiarità che, chissà per quale motivo, hanno perso durante il cammino della loro vita o forse in qualche caso non hanno mai avuto.

Gli ospiti sono persone molto diverse tra loro, alcuni italiani molti dei quali anziani, altri stranieri di varie nazionalità.

Ognuno di loro ha uno sguardo diverso: chi ti saluta con discrezione, chi abbassa lo sguardo, chi timidamente mostra un sorriso. Comunque difficilmente cercano di guardarti, invece guardano le suore e i volontari stabili come se fossero le loro madri e i loro padri.

Un silenzio che stupisce

Colpisce anche il fatto che alcuni di loro arrivano anche per recitare il Rosario; suor Albina ci ha raccontato che questo gesto placa molte tensioni che spesso ci sono tra di loro. Alcuni si fermano a pulire con noi, si vede proprio che per molti le suore sono la loro famiglia.

Dopo il gesto si tende a non sprecare parole, si crea quel silenzio contemplativo di quando vedi qualcosa di straordinario.

Prima o dopo l’incontro ci fermiamo in cappella con le suore per un momento di confronto e di preghiera.

Ho sete

Nella cappella delle case delle Missionarie della Carità c’è un crocifisso con accanto la scritta “Ho sete”. Tutte le volte che mi trovo di fronte a questa immagine faccio memoria della Passione di Gesù che pronuncia quelle parole, ma è evidente che in quell’istante, l’istante della donazione totale di sé, Gesù dichiara di avere sete dell’anima dei suoi carnefici, dell’anima di ciascuno di noi, dell’anima di ciascuna sua creatura.

È questa la sete che ci salva. Perché anche nel cuore dell’uomo c’è una sete divina, eppure tante volte è sopita, a volte nascosta, a volte emerge in maniera confusa e contraddittoria. La sete dell’uomo non è sufficiente perché si salvi da solo, perché da solo trovi ciò che sazia; è necessaria la sete di Dio per l’uomo.

Non avere paura

Compiere questo gesto non serve per saziare la sete di qualcuno, per risolvere il problema della vita di questi uomini, ma compiere questo gesto ci aiuta a non avere paura della nostra sete, della sete più profonda, della sete più vera, quella che a volte sembra insaziabile. Non c’è da aver paura perché Cristo crocifisso ci attrae. È da questo movimento che inizia il cammino della vita vera, il cammino della salvezza.

Finito il gesto, torniamo a casa, ci rimettiamo a vivere ciò che ci è dato da vivere, ma quello che abbiamo visto non può lasciarci indifferenti e ci invita a riconoscere che la vita dell’uomo mendica un significato. Senza questo la vita è inutile. Le suore, in qualche modo, rendono significativa la vita dei loro ospiti, neanche loro risolvono in maniera definitiva il problema della vita di questi bisognosi, ma gli consentono di non sentirsi soli, di avere il volto di qualcuno che li considera e che li tratta come persone.

don Andrea

Leave a comment