L’Avvento ambrosiano si apre con una Parola che scuote e illumina: la venuta del Signore. Non un racconto di nostalgia o di attesa passiva, ma un invito deciso alla vigilanza del cuore. Il Vangelo della prima domenica di Avvento, ci pone davanti a un orizzonte escatologico: Gesù annuncia la caducità delle cose che sembrano più stabili, “non resterà pietra su pietra”, e indica una via di salvezza non nel controllo del tempo, ma nella fede che sa attendere. Avvento: il tempo della perseveranza che salva.
L’Avvento non è solo attesa: è allenamento alla perseveranza. Gesù, nel Vangelo di questa Domenica indica una direzione chiara: “Chi persevererà sino alla fine sarà salvato.” È una frase che parla di fedeltà quotidiana. La perseveranza non è resistere a tutti i costi, ma rimanere nella fiducia anche quando non si vedono prospettive.
L’Avvento, con la sua sobrietà e il suo silenzio, ci educa proprio a questo: a non cercare emozioni che durano quanto l’effervescenza di un attimo, ma a fondare il desiderio nel tempo, quando la vita chiede costanza, quando l’attesa si fa lunga, quando l’entusiasmo iniziale tende a sbiadire. La pagina di Vangelo indica la strada della perseveranza, si tratta della forma evidente, concreta, immediata dell’Amore. Perché l’amore vero non vive di slanci momentanei, ma di scelte rinnovate ogni giorno.
Nella fede come negli affetti, nel lavoro come nel servizio, la perseveranza è ciò che trasforma il seme in frutto, il gesto in vita compiuta. Ma oggi, in una società che vive di velocità e di scadenze brevi, la perseveranza è diventata una parola controcorrente. Tutto ci spinge al contrario: cambiare, scappare, interrompere, ricominciare altrove. Viviamo tempi di instabilità affettiva, di decisioni revocabili, di scelte di fede e di vita intermittenti. Ci spaventa l’idea di “durare”, di rimanere fedeli quando non conviene più. Eppure è lì, proprio lì, che nasce la gioia cristiana: nella fedeltà che attraversa la fatica e resiste al disincanto.
Perseverare oggi significa non spegnere il desiderio, anche quando il mondo lo deride. Significa credere che la bontà, la preghiera, la giustizia non sono ingenuità ma atti eversivi di speranza evangelica. È rimanere nel bene quando nessuno guarda, è non smettere di costruire anche se il risultato non si vede. L’Avvento ci invita a diventare persone perseveranti nella fede, capaci di attraversare il tempo senza lasciarci divorare dalla fretta di risultati facili e immediati o dalla delusione.
È il tempo di ritrovare la lentezza di Dio, che non promette scorciatoie ma presenza, non miracoli facili ma fedeltà duratura. E come scriveva Charles Péguy, il poeta della speranza: “La fede che non dura è una fede che non è mai cominciata.” Che questo Avvento ci trovi perseveranti: nella preghiera, nella fiducia, nella carità. Perché solo chi rimane, ama davvero.
L’Avvento come tempo di verità. L’inizio dell’Avvento porta con sé la consapevolezza che “l’attesa cristiana non è ansia per ciò che deve accadere, ma fedeltà a Colui che già viene”. L’Avvento non è dunque un conto alla rovescia verso il Natale, ma un tempo in cui imparare a riconoscere le tracce vive della presenza di Dio nel quotidiano, anche nelle crisi e nei crolli che ci spaventano. Nel discorso escatologico, Gesù non vuole spaventare, ma educare lo sguardo dei suoi Discepoli: tutto ciò che è fragile e passa serve a purificare l’attesa, a farci desiderare ciò che resta davvero, stabilmente: l’Amore di Dio per la storia dell’umanità. Una umanità ferita, precaria, fragile, ingiusta ma perennemente amata dal Dio della storia e Signore del tempo.
Vigilare: verbo dell’Avvento. Il cuore della spiritualità ambrosiana dell’Avvento è il vigilare. Non dormire davanti alla vita, non lasciarsi distrarre dal rumore del mondo. Don Fabio Rosini scrive: “Vigilare significa amare. Solo chi ama attende, solo chi ama si accorge di chi arriva. L’Avvento ci educa a questa attenzione: non si tratta di guardare il cielo per scorgere segni misteriosi, ma di lasciarsi toccare dal Signore che passa nelle persone, negli eventi, nelle ferite della storia.
Per gli uomini e le donne del nostro tempo, spesso travolti dalla velocità degli eventi, dalla paura del futuro o dall’indifferenza, l’Avvento è una parola di liberazione: ci dice che la storia non è abbandonata al caso, ma attraversata dal Mistero di Dio che viene incontro all’uomo, che entra nella carne del mondo per salvarlo dall’interno.
Entrare nell’Avvento: tempo forte verso la Verità e il desiderio autentico. L’Avvento: tempo per distinguere, desiderare e ritrovare l’essenziale. L’Avvento è il tempo in cui imparare di nuovo a distinguere l’essenziale da ciò che passa, il necessario dal superfluo. In una società che corre, che confonde il rumore con la vita e l’emozione con l’amore, l’Avvento ci invita a ritrovare il silenzio per discernere. Viviamo in un mondo che compra ciò che non serve, che scambia la visibilità per valore, che prende decisioni d’impulso e cambia direzione al primo vento. Anche negli affetti si fatica a capire cosa conta davvero: la fedeltà o l’intensità, la profondità o la novità.
L’Avvento, con la sua sobrietà e la sua luce crescente, ci ricorda che non tutto merita la nostra attenzione, che la vita va ponderata, che solo ciò che nasce dall’amore e porta pace resta. È il tempo per rimettere ordine dentro, per non lasciarsi più abbagliare, ma imparare a vedere. L’Avvento tempo che mi restituisce ai miei desideri più profondi.
L’Avvento è anche il tempo per entrare nella profondità dei nostri desideri, per capire cosa davvero abita il cuore. In mezzo a un mondo che moltiplica bisogni e confonde desiderio con consumo, il credente è chiamato a fermarsi e domandarsi: c’è in me il desiderio di fare posto a Cristo? Desidero davvero lasciarmi raggiungere, perdonare, amare? O mi accontento di una fede di superficie, fatta di gesti abitudinari e parole vuote?
L’Avvento ci provoca con una domanda semplice e radicale: che cosa sto aspettando davvero? È il tempo per lasciarsi sedurre dalla bellezza e dalla verità del Vangelo, per permettere a Cristo di rimettere ordine nei nostri passi, di ridare respiro ai nostri giorni. Solo allora l’attesa diventa vita piena, e la fede torna a essere un incontro che trasforma, non un ricordo che consola. Sant’Agostino, nelle Confessioni, scrive: “Desidera il Signore e la tua anima si allargherà: quanto più desideri, tanto più sarai capace di accoglierlo.” Questa è la pedagogia dell’Avvento: non riempire il tempo, ma dilatare il desiderio. La nostra società contemporanea, spesso sazia di cose e povera di senso, ha bisogno di questo spazio interiore.
L’Avvento diventa così un atto di resistenza spirituale contro la fretta, la banalità e la superficialità: un tempo in cui impariamo di nuovo ad attendere, ad ascoltare, a sperare. La venuta che già inizia. Il Vangelo ci parla della venuta gloriosa del Figlio dell’uomo, ma questa venuta comincia già ora: nella preghiera, nella Parola, nel dono stupendo dell’Eucarestia, nei piccoli gesti di carità e di fedeltà quotidiana. Come ci ricorda un autore spirituale “chi vive nella logica dell’attesa scopre che Dio non arriva mai da lontano, ma sempre da vicino.” La postura spirituale della vigilanza ci fa comprendere che l’Amore di Cristo si avvicina sempre di più alla nostra vita, ogni volta che trova uno spiraglio di disponibilità, un cuore aperto, pronto ad accogliere la bellezza misteriosa di questo incontro, che mi cambia la vita per sempre!
Cari Parrocchiani, mi rivolgo a ciascuno di voi e alla nostra comunità nel suo insieme. All’inizio di questo Avvento, lasciamoci provocare dai segni che la liturgia ci offre e dalla spiritualità intensa di questo tempo forte. Sia davvero forte perché ci scuote dal torpore, dall’abitudine, che è poi la forma concreta con cui ci difendiamo dalla bellezza sconvolgente dello stupore. Sia un tempo forte, quello in cui ci stiamo introducendo, perché ci aiuti a distinguere l’essenziale da ciò che passa, e ci chiami a rimettere Cristo al centro della vita. L’Avvento ci chiede di non vivere distratti, di non lasciarci anestetizzare dal rumore o dalla fretta, ma di riscoprire la forza silenziosa dell’attesa. Come singoli battezzati siamo invitati a riaccendere il desiderio di Dio, a ritrovare il gusto della preghiera, la profondità di uno sguardo che sa riconoscere la Sua presenza nelle pieghe del quotidiano. Come comunità di San Dionigi, siamo chiamati a essere, insieme, segno visibile di speranza, ed edificare una casa comune fondata sulla Parola del Vangelo, dove ciascuno possa sentirsi accolto, ascoltato, accompagnato. L’Avvento è un tempo di semina: semina di fiducia, di mitezza, di carità concreta. Non possiamo prepararci alla venuta del Signore se non impariamo ad aprire le porte — del cuore e della Comunità cristiana — a chi è più fragile, più solo, più lontano. Lasciamoci dunque raggiungere dal Vangelo, lasciamo che la bellezza di Cristo rinnovi il nostro passo comunitario e che la sua luce illumini le nostre scelte. Come diceva un grande scrittore “Non si tratta di aggiungere giorni alla vita, ma di aggiungere vita ai giorni. (Antoine de Saint-Exupéry). Che questo Avvento ci aiuti a farlo: con fede, con speranza, e con quella gioia semplice che nasce solo da chi sa di essere amato e atteso. Il vostro parroco, don Giovanni.