C’è un momento, in cui ci si sente spiazzati. La Liturgia Ambrosiana della quinta Domenica dopo la martirio di San Giovanni il precursore, ci consegna una pagina evangelica davvero contro mano! Gesù pronuncia parole che sembrano impossibili da vivere davvero: “Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono”. Un programma di vita che brucia l’istinto umano, che inchioda la reazione spontanea che nasce quando avvertiamo offesa. Il Vangelo non è poesia romantica, possiamo realizzare concretamente la logica del perdono e dell’amore, non solo a chi ci è caro. Non ci chiede di smettere di giudicare, non è un generico buonismo, ma è il Vangelo di Gesù Cristo, che entra dentro i nostri rapporti e li trasfigura.
Viviamo in un tempo in cui la violenza sembra essere l’esposizione vera e forte della nostra società. Alcune parole espressive violente, di odio, di rancore, sono diventate la verità verbale, che quotidianamente ascoltiamo nelle trasmissioni televisive e che intasano la rete. Rabbia e odio sono diventati il modo di vivere i rapporti umani. Basta guardare ai conflitti in atto, basta osservare come la paura dei migranti ci renda sempre più diffidenti verso l’altro. Basta pensare alla guerra di parole, di immagini, di toni, che ci lacera all’interno della nostra stessa società.
Queste parole di Gesù diventano allora l’unica via d’uscita dal male e dal conflitto, l’unica possibilità di non lasciarci travolgere dall’odio. Il Vangelo ci spinge a smontare il meccanismo della violenza e dell’odio, non con la stessa moneta, ma entrando in una logica totalmente differente, che è quella dell’amore. Non un amore sentimentale o sdolcinato, ma un amore che costruisce pace e che trova nella Croce di Cristo il suo fondamento. La Croce è il segno che l’amore è più forte dell’odio, che la vita vince la morte, che il perdono spezza la catena della vendetta.
Amare i nemici non significa provare simpatia per chi ci fa del male, ma scegliere di non rispondere al male con il male. Significa non lasciare che l’odio ci contagi e ci avveleni l’anima. Significa credere che il bene è più forte del male e che l’unico modo per cambiare il mondo è iniziare da noi stessi, dalla nostra capacità di perdonare e di accogliere.
È difficile? Certo che lo è! È impossibile con le sole nostre forze. Ma con la grazia di Dio, con la forza dello Spirito Santo, diventa possibile. Gesù non ci lascia soli: nel momento più drammatico della sua vita, sulla Croce, perdona i suoi carnefici: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno”. È questo l’esempio che siamo chiamati a seguire, questa è la via del discepolo.
Viviamo in una cultura che ci spinge a dividerci, a creare muri, a classificare le persone come amiche o nemiche, a giudicare e a condannare. Il Vangelo invece ci invita ad abbattere i muri, a riconoscere in ogni uomo e in ogni donna un fratello e una sorella, al di là delle differenze. Pensiamo alle difficoltà di accogliere i migranti, ai muri che si alzano davanti a noi e che intendono nei nostri schemi culturali o religiosi. Ci lasciamo continuamente spingere a diffidare dell’altro, invece il Vangelo ci spinge a guardare con occhi di bene la persona che ci sta accanto: l’altro diventa il dono!
Il Vangelo ci dice che l’amore è più forte dell’odio e che l’unica via per costruire un mondo nuovo è iniziare a perdonare e ad amare. È un messaggio scomodo, ma profondamente liberante. Gesù, amando fino alla fine, ha sconfitto il male e la morte. Anche noi, con la forza dello Spirito, possiamo fare altrettanto, se scegliamo di non rispondere con l’odio, ma con l’amore.
Non si tratta di ingenuità o di debolezza, ma di forza e di coraggio. Il coraggio di andare controcorrente, di scegliere la via più difficile ma anche più feconda. Il coraggio di credere che il bene è possibile e che l’amore può davvero cambiare il mondo. Cari fratelli e sorelle, il Vangelo di oggi ci provoca e ci interpella. Non possiamo restare indifferenti. Siamo chiamati a fare una scelta radicale: vivere nella logica dell’odio o nella logica dell’amore. Oggi, più che mai, il mondo ha bisogno di testimoni credibili di questo amore, di persone che sappiano perdonare, accogliere, costruire ponti e non muri.
Il Vangelo non ci chiede cose facili, ma ci indica la via della vita vera. Seguiamola con fiducia e con coraggio, certi che l’amore è più forte dell’odio e che solo il bene ha la forza di trasformare il mondo.
Il vostro parroco, don Giovanni